Madurai: Meenakshi occhi di pesce

 

Il tempio di Madurai è un labirinto, una ragnatela, un'associazione di luoghi sacri,

un comizio di simboli, un coro di grazie, cantilene, giochi cerimoniali, feste antiche:

taverna nella quale si mesce dio.

(Giorgio Manganelli)

 

Madurai è una delle città più sorprendenti dell’India del Sud. Un agglomerato infinito di case, palazzi di pochi piani e mercati matrioska che si aggrappano uno all’altro. E tutt’attorno nient’altro che campi di riso, piantagioni di banane, canna da zucchero, chilometri e chilometri di frutti che sfamano.

 

Arrivo al tempio della dea Meenakshi, cuore pulsante della città di Madurai, verso sera quando le botteghe pullulano di gente che compra e vende, e quando gli ultimi affari sono i migliori del giorno. Proprio di fronte alla porta principale del tempio, un’antica tettoia in legno intarsiato mille anni fa è la sede dei sarti: una selva di macchine per cucire e uomini con occhiali spessi due dita, con forbici e aghi in mano, taglia e cuce, taglia e cuce a ritmo frenetico nella semi oscurità: tutti insieme e tutti velocissimi.

Compro un drappo di cotone bianco e mi imbatto in un signore dai capelli bianchi impomatati che, in un inglese primordiale, e senza lasciarmi parlare mai, mi fa salire su un trabiccolo, mi allarga le braccia, prende misure, mi fa girare, scrive qualcosa su un foglio, mi punzecchia un braccio con un fuso e mi dice: “Go tu d templ, sii iù in tirty minuts sir”. Mi spinge via tenendosi il mio drappo di cotone bianco. Avrei voluto farci fazzoletti ma… impossibile replicare.

 

La luce del tramonto taglia la città con una lama obligua, la polvere degli ultmi carri avvolge le cose di un’atmosfera magica. Attraverso la strada, lascio le scarpe in un angolo ed entro nel tempio in punta di piedi.

Un suono lontano di cembali che si fa sempre più vicino mi guida, lo seguo… Fumi di fiaccole accese, le trombe mi prendono per mano, mi lascio trasportare dalla musica (o altro), cammino quasi assorto… I fuochi disegnano strane ombre sui muri, come di fantasmi, come di animali paurosi… Svolto in un corridoio dalle mille colonne e il santa sanctorum di Shiva mi si para davanti.

Qui a Madurai gli Dei si divertono. Vengono coccolati sulle altalene. Ascoltano canti, poemi e fiabe per tutto il giorno. Ogni giorno a quest’ora, da mille anni o forse più, Shiva, dio della distruzione, si reca alla dimora della dea Meenakshi, sua consorte, per trascorrere la notte con lei.

Una processione di pellegrini, capitanata da brahmini semi nudi e suonatori di tamburo in dhoti, preleva la piccola statua di bronzo di Shiva dalla cripta del tempio, la adagia su un baldacchino e la porta in corteo. Attraversa la città-tempio di Madurai in festa tra cortili che nascondono altri cortili, portici che si aprono dentro altri portici, passaggi segreti che segretamente portano a piccoli templi, nicchie, altari di divinità dalle mille facce e dai nomi impronunciabili…

 

Musiche, canti e mantra si spandono sui muri come una nebbia che tutto avvolge e confonde.

Davanti alla dimora della dea, Shiva sosta qualche istante, fino a che la dea (“pupattola d’oro massiccio, dalla vita sottile, dai seni turgidi, dagli occhi tondi d’onice” - Guido Gozzano) non gli accorda il permesso di entrare.

È il momento. Due piccole scarpette d’argento vengono sistemate su un cuscino. La musica sale. Shiva scende. S’incammina. Entra.

Shiva e Meenakshi trascorreranno la notte insieme a simboleggiare l’UNIONE di tutte le cose.

Ora regna solo il silenzio. Il tempo diventa deserto. Seguo la piccola folla. Sono di nuovo in strada. Raggiungo la bottega del sarto a cui ho “lasciato” il mio drappo di stoffa di cotone bianco. Lui non c’è ma sul banco noto una busta con un camicione. Riconosco la stoffa. Mi guardo attorno. La strada è un sogno silenzioso. Prendo il camicione, lascio 100 rupie dentro alla macchina per cucire… poi altre 100… e vado via.

All’alba, la stessa processione di brahmini, forse un po’ assonnata, preleverà le due piccole scarpette di Shiva per portarle alla sua dimora, il luogo della sua venerazione. In India gli dei sono presenze quotidiane: hanno storie, mogli, figli…addirittura un lavoro!