L'atlante

- Il mio primo viaggio?

- Avevo 5 anni. Giuro! 5 anni.

- E allora? - tu dirai - Che c’è di strano? Io a 5 anni sono andato a Palermo in aereo con i miei.

- Si, bravo! A Palermo. In aereo. Io, il mio primo viaggio, a 5 anni, l’ho fatto da solo. Da solo e su un cammello! Il cammello era piccolo, marrone e di plastica: quello del presepe. L’attraversata…sul mio Atlante Geografico DeAgostini. Un’attraversata senza confini...

- Televisione: poca. Videogiochi: niente. No Iphone world. No Ipad world. Da bambino io giocavo poco con i soldatini. E poco con le macchinine. A volte un po’ a pallone ma…solo quando non ero impegnato a viaggiare.

 

- Il mio migliore amico era l’ATLANTE… e siccome a 5 anni avevo imparato a leggere, mi soffermavo sulle pagine dell’Atlante, con il mio cammello di plastica, ASCOLI, a sottolineare i nomi dei Paesi più lontani. Mesopotamia! Mesopotamia mi faceva sempre un po’ paura. Sembrava un animale gigantesco: Mesopotamia, arriva Mesopotamia…

Babilonia! Babilonia era il nome della donna cannone. Iran, Afghanistan, Uzbekistan, Pakistan... INDIA! 

India… era una donna: bellissima. 

 

- E poi Nepal, Tibet, Cina, Mongolia, Urss, Strettodibering tutto attaccato come un ponte per passare di là in Alaska…

Avevo una casetta piccolina in Canadà, con vasche pesciolini tanti fiori di lillà. E tutte le ragazze che passavano di la dicevano… Messico, Guatemala, Perù, Cusco, Machu Pichu. Brasil…

- Seguivo con il dito le strade disegnate sull’Atlante. Tracciavo rotte possibili…e impossibili. 

Incontravo Re e Regine, andavo a pranzo con Marco Polo, scambiavo monete con Tamerlano: insomma io, a 5 anni,

facevo affari d’oro! 

- Poi arrivato laggiù in Argentina, nella Terra del Fuoco, tra i pinguini (ma non quelli del presepe), caricavo ASCOLI su una barchetta di carta, e via, facevo rotta verso… l'AFRICA. 

 

- “Capitanooo!”

- “Cosa c’è?”

- “Vento forza sette: onde alte dieci metri”

- “Tutti sotto coperta”

- “Capitanoooooo!”

- “Cos’altro c’è?”

- “Imbarchiamo acqua da tutte le parti!”

- “Certo, cretino, è una barca di carta!”

 

- Così io e Ascoli, cammello femmina e quindi incapace di morire, arrivavamo inzuppati fradici sulle coste dell’Africa.

Si perché l’Atlante finiva davvero nella vasca da bagno! 

E da li era il Senegal, la Sierra Leone e poi su risalendo il grande fiume Niger verso Timbuctù in Mali. 

Una strada dritta dritta ci portava nel cuore del grande Deserto del Sahara e poi laggiù, laggiù in fondo il MEDITERRANEO.

Leptis Magna era un’arena piena di leoni, lottavo come un gladiatore per arrivare per primo in Egitto. Poi Gerusalemme e dopo un bagno nel Mar Morto, mare magico dove si sta a galla a leggere il giornale, avvistavo finalmente i minareti di Istanbul, conficcati nel cielo, con un piede in Asia e l’altro in Europa.

 

- Grecia: Sirtaki, Tzatziki, Demòcratos. Jugoslavia: la musica in sette ottavi, Trieste con i palazzi affacciati sul mare e poi finalmente CASA. ASCOLI fermo, al semaforo, mia mamma che mi saluta, mio padre sulla porta che dice: 

“Mannaggia a te, dove sei stato tutto sto tempo che il piatto è freddo?”.

 

- Già…mannaggia a me. Spesso mi ci addormentavo sopra…all’Atlante, o meglio, dentro. 

Di geografia però prendevo sempre 9: al massimo 10.